La strada per ritrovare le cose preziose...

Studio Naga di Fabrizio Pressi

Articolo di Studio Naga di Fabrizio Pressi,
docente Oligenesi esperto in Massaggio Olistico

Viviamo un periodo molto particolare. Abbiamo per noi molto tempo per fare un sacco di cose, il tempo si è dilatato. Eppure, rimanendo confinati in casa, spesso riusciamo effettivamente a fare meno di quello che vorremmo.
Contatto umano

cosa ci manca veramente?

Sicuramente ci son stati momenti nei quali, presi dallo sconforto, abbiamo pensato a tutto ciò che oggi non possiamo fare e che invece era nostra abitudine quotidiana, e ci interroghiamo sul quando potremo e soprattutto “se” torneremo a farlo.

Leggendo un giornale, l’altro giorno, mi capita sotto mano un articolo, vado a memoria ma si intitolava più o meno: “ciò che più ci manca della quotidianità”. Ammesso che sicuramente vivere reclusi in casa, senza la propria routine, dovendosene inventare un’altra, senza gli svaghi quotidiani o senza poter coltivare i nostri hobby, non è certo un modo felice di vivere la propria vita, ammesso tutto ciò non sono proprio d’accordo che quello che realmente ci manca siano le cose da fare.

Io per primo sarei dovuto partire in questo periodo, ho rinunciato ad un viaggio a cui tenevo molto, preparato con cura mesi fa, mi avrebbe portato nell’estremo ovest dell’Europa, a camminare da solo per tredici giorni immenso in un ambiente affascinante e costretto alla solitudine. Non so quando potrò rifarlo, per ora lo rimando. Tutti noi stiamo rimandando qualcosa. Sicuramente ognuno di voi ha e sta rinunciando a tante cose ed ognuno di noi vuole tornare ad una normalità.

Torno a citare l’articolo di prima, interrogandomi nel profondo: è proprio vero che son le cose che faccio solitamente a mancarmi? In fondo non ne sono convinto. Sono invece fermamente convinto che ciò che più di tutto ci manca, che però è anche ciò che ci da la forza di aspettare, sia la mancanza dell’altro! Siamo e saremo sempre animali sociali, fatti di rapporti umani, di emozioni condivise, di carezze.

avro il coraggio?

Non parliamo solo con gli altri attraverso un monitor, gli/le stringiamo la mano, ne sentiamo il tono di voce, lo accarezziamo, lo gustiamo a volte, annusiamo il contatto con l’altro, anche se non ce ne rendiamo conto a livello conscio. Insomma quello che più ci manca sono le carezze emotive, l’abbraccio, il tocco e perché no: il massaggio. Voi come operatori olistici attuali o futuri, noi come come operatori olistici, come massaggiatori, come insegnanti.

Come operatore olistico, come massaggiatore, come insegnante, mi trovo costretto e la scuola si trova costretta a fermarsi. Forse presto molto ripartirà e forse dovremo ancora attendere qualche tempo per rivederci in aula, per poter riaprire i nostri studi: almeno fino a quando la situazione non si sarà ristabilita.

C’è però sicuramente un insegnamento in tutto ciò, e come sempre parte dalla conoscenza di se stessi, da un lavoro su su stessi. Avrò il coraggio di tornare ad abbracciare l’altro? E tu? Di toccare l’altro? Perché come dico spesso a mio figlio di sette anni, non è non aver paura la soluzione. La soluzione sta nell’aver abbastanza coraggio per affrontarla questa paura. E’ fondamentale nella vita ma ancor più nel nostro lavoro.

La mia risposta è sì. Ce l’ho già adesso. Non vedo l’ora di tornare ad emozionarmi con voi, perché altrimenti non potrò essere e dirmi vivo. E son sicuro che molti di voi la pensano come me: avremo bisogno di carezze emotive, avremo bisogno di nuovo di sentirci vivi, di abbracciare il nostro amore, di prenderci cura dell’animo altrui e del nostro. Ancor più dopo uno shock come quello che abbiamo e stiamo vivendo. Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo a chi non è sopravvissuto a questo dramma.

Io ci sarò, e sarò qui ad attendervi, la scuola ci sarà. E voi?

Massaggiatore
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