Iniziamo a fare una distinzione tra cibo e alimentazione...

Lucia Fiorelli, Docente Oligenesi

Articolo di Lucia Fiorelli,
docente Oligenesi esperta in Kinesiologia

Cibo è tutto ciò che può fornire un apporto nutritivo al nostro organismo. L’alimentazione è la modalità con la quale ingerisco quel cibo e che mi permette di assumerne le sostanze nutritive.
Alimentazione

alimentazione

È per questo motivo che parlare di alimentazione non è così semplice. Possiamo mangiare ma senza alimentarci o, al contrario, alimentarci mangiando pochissimo. L’alimentazione è un mondo complesso e, a mio parere, non può essere confinato solo ed esclusivamente ad un ragionamento sul cibo e alla sua assunzione.

Dal mio punto di vista, personale e professionale, se non teniamo conto anche del ruolo emotivo giocato dal cibo rischiamo di trascurare una grossa fetta di informazioni che possono giocare un ruolo fondamentale nel buon esito di una dieta.

Ma andiamo con ordine.

CIBO ED EMOZIONE

Tutti noi sappiamo che, quando cadiamo “vittime” di alcune emozioni, la nostra fame subisce delle modificazioni. In psicologia si distinguono due tipi di fame: quella nervosa e la fame reale. Senza voler entrare nel merito della questione, pensiamo ai disturbi più conosciuti e importanti legati a questo argomento: anoressia e bulimia. Indubbiamente stiamo parlando di due disturbi molto seri ma che possono essere esemplificativi nel dimostrare che dietro il cibo ci sono sempre una o più situazioni emotive che gestiscono il nostro approccio alimentare.

Nella mia esperienza professionale, ho sempre trovato molta difficoltà a far comprendere il concetto che non si può fare una dieta se non si lavora anche, e oserei dire soprattutto, sulla sfera emozionale. Tutti noi siamo legati a degli odori, a dei sapori che ci riportano indietro nel tempo. Un mio docente, parlando di alimentazione, diceva sempre che le lasagne gli ricordavano di quando era bambino e la domenica andavano in campagna a mangiare dalla nonna. Erano questi i ricordi felici della sua infanzia, dei quali spesso non siamo nemmeno consapevoli, per i quali affermava che sarebbe stato disposto a rinunciare a qualunque cosa, tranne che alle lasagne…

Per me la domenica era legata invece alle fettuccine fatte in casa da mia madre e dalle porzioni pantagrueliche che mio fratello mangiava. Ognuno di noi, nel suo intimo, è legato a dei ricordi. Per alcuni saranno ricordi piacevoli, per altri meno. Ma sono proprio questi ricordi che ci legano al cibo e al suo sapore.

Lasagna
Bilancia

rinuncia e perdita di peso

Quando iniziamo una dieta la prima cosa che ci viene in mente è la bilancia che userò per stabilire le dosi e le inevitabili rinunce che dovrò fare per perdere peso. Praticamente una tortura. Se invece di torturarci prestassimo un po’ più di attenzione al nostro corpo, alle necessità vere del nostro corpo, probabilmente elimineremo la parola “rinuncia” sostituendola con altre parole che, invece di farci contrarre i muscoli, ci farebbero stare bene. In realtà, se davvero vogliamo lavorare sul nostro peso, non stiamo rinunciando a niente, ma ci stiamo allenando per raggiungere il nostro benessere. Il concetto di “rinuncia” e di “perdita di peso” contengono già il seme dei nostri futuri auto-sabotaggi alimentari. Spostiamo l’attenzione dal cibo a qualcosa di diverso per capire il concetto. Analizzando la vostra vita, a cosa sareste disposti a rinunciare? Sono quasi sicura che la risposta è “a niente”. Si rinuncia a qualcosa che ancora percepiamo indispensabile alla nostra vita, altrimenti ce ne libereremmo senza doverci rinunciare. E ancora, qual è la prima cosa che fate quando vi accorgete di aver perso qualcosa? Di sicuro, anche se si tratta di qualcosa di insignificante, la prima reazione che abbiamo è quella di guardarci intorno. E se si tratta di un oggetto importante possiamo cercarlo per ore!

cambiamo il nostro pensiero

Quindi: perché utilizzare queste due parole quando si tratta di alimentazione? Non posso rinunciare a un alimento che mi piace ma posso mangiare un altro alimento che lo sostituisca: non rinuncio al caffè ma mi bevo un orzo. Non rinuncio ai carboidrati ma mangio più verdura… Praticamente non faccio altro che spostare la mia attenzione da una rinuncia a un’azione che prenda il posto della rinuncia. Andiamo oltre e parliamo di perdita di peso. Se il mio obiettivo è perdere peso, appena mi accorgo di essere vicino al risultato, immediatamente mi organizzerò internamente per tornare a riprenderlo. Meglio quindi cambiare il nostro pensiero con un qualcosa di simile: non perdo peso, ma mi libero di quei chili che non mi sono più necessari. Già lavorando su questi due fronti il mio approccio a qualunque tipo di dieta si alleggerisce, aiutandomi di conseguenza a raggiungere il mio obiettivo più facilmente.

L. Bourbeau sostiene che ognuno di noi soffre di cinque ferite che abbiamo ricevuto durante l’infanzia. Secondo il suo pensiero, per difenderci da queste ferite ognuno di noi indossa una maschera che svolge la funzione di armatura. E questa armatura che indossiamo determina la nostra struttura fisica. Cosa vuol dire ciò? Significa che se non mi adopero per guarire dalla ferita emotiva che mi porto dentro, qualunque cosa io faccia non potrò mai raggiungere il peso che reputo ideale.

Pensiero
Mangiare in compagnia

NON CI NUTRIAMO DI SOLO CIBO

Alle emozioni che ci portiamo dietro da quando eravamo bambini aggiungerei anche le emozioni legate al momento stesso che mangiamo. Cerco di chiarire meglio questo concetto. Noi non ci nutriamo solo di cibo, ma di tantissime altre cose: un buon libro o un bel film nutrono il nostro spirito. La vicinanza delle persone che ci vogliono bene e alle quali noi vogliamo bene, nutrono i nostri sentimenti. Spesso però, quando mangiamo, soprattutto quando mangiamo in famiglia, abbiamo la televisione accesa e magari proprio durante il telegiornale. Il risultato di questa abitudine è che le notizie, le brutte notizie che ascoltiamo mentre mangiamo, distolgono la nostra attenzione da quello che stiamo facendo. Non assaporiamo, mastichiamo meccanicamente e quel cibo diventa veleno per il nostro organismo: in quel momento non ci stiamo più nutrendo di cibo, ma di notizie che ci fanno star male o, nel peggiore dei casi, alimentano la nostra rabbia. Sono queste le sensazioni che stiamo ingoiando in quel momento. E, naturalmente, saranno queste le emozioni che ci impediranno di digerire bene, che ci faranno sentire gonfiore addominale e che, in definitiva, contribuiscono a farci ingrassare. Credo che ognuno di noi abbia sperimentato, almeno una volta nella vita, come si digerisca molto meglio quando trascorriamo la serata in compagnia di persone gradevoli, quando mangiamo letteralmente “godendo” quello che si ha nel piatto! Anche se mangiamo più di quello che normalmente mangeremmo, il nostro organismo risponde meglio.

Ebbene, è proprio così che dovremmo mangiare: assaporando quello che stiamo mangiando, masticando bene e, possibilmente, con persone gradevoli con le quali conversare. Sempre con la televisione spenta o, tuttalpiù, con un programma leggero.

Quindi, per concludere, invece di pensare a perdere peso, iniziamo a godere di quello che mangiamo: il senso di sazietà arriverà prima permettendoci di lasciar andare i chili che non ci servono più. Se decidiamo di fare una dieta, facciamoci seguire da qualcuno che ci aiuti a capire e conoscere meglio la nostra sfera emotiva più intima. In questo modo otterremo molti più benefici, che ci permetteranno di portare avanti con più leggerezza la decisione presa. Nel peggiore dei casi, se non dovessimo riuscire a dimagrire, avremo comunque imparato a vivere meglio con noi stessi, apprezzandoci per quello che siamo e non per quello che crediamo di essere.

×

Carrello

Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti, per le finalità illustrate nella Cookie Policy. Puoi rifiutare i cookie di terze parti, ma ti consigliamo di accettarli per una migliore esperienza di navigazione.