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Il passo piu’ lungo dell’amore
Direttrice Didattica Oligenesi
Direttrice Didattica Oligenesi

Questa mattina, tornando dopo aver accompagnato una delle figlie a scuola, ho incontrato una mamma che portava il suo bambino alla materna.
Sembrava trascinarlo ma non lo trascinava davvero.
Lo teneva per mano, ma con un passo un po’ più lungo di quello che le sue gambine avrebbero scelto. Un passo appena fuori dalla sua zona di comfort.
Sul volto di lei c’era la stanchezza di chi è già sveglio da ore, ma anche qualcosa di più profondo: un amore pieno, silenzioso, che non chiede nulla in cambio.
In quell’istante ho visto, dietro l’apparenza, un mondo intero.
Ho visto una donna che corre.
Corre tra mille cose da fare, nel tentativo quotidiano di tenere insieme tutto: l’essere madre, lavoratrice, donna. Cercando di farlo bene. Cercando di non dimenticarsi. Cercando di arrivare in tempo.
E ho visto un bambino che, pur essendo così piccolo, non era affatto inconsapevole.
Mi è piaciuto pensare che il suo istinto gli stesse suggerendo qualcosa di semplice e potentissimo:
“Se allungo un po’ il passo… se metto bene i piedi a terra… forse posso aiutare la mamma a non fare tardi.”
In quella scena ho visto un amore che non si dice, ma si aggiusta.
Un amore che si adatta.
Un amore che, senza parole, cerca un equilibrio possibile.
Avrei voluto fermare quell’immagine in una fotografia.
Non potevo.
Allora ho scelto di portarla con me e raccontarla.
I bambini sentono molto prima di capire.
E quando percepiscono la fatica di chi amano, fanno qualcosa di straordinario: provano ad aiutare, anche se nessuno glielo ha chiesto.
Si adattano. E il rischio è quello di chiedere troppo presto passi che non sono ancora pronti a fare.
Questa mattina, però, io non ho visto pressione.
Ho visto amore che cerca un passo comune.
E mi sono emozionata.